lunedì 16 giugno 2008

Celos

Mi affaccio a questa finestra su Roma, sul suo cuore che batte. Mi affaccio mentre cala la sera, il blu sanguina di rosso e le auto stanche voltano verso il Tevere. Mi sono illuso di poterla conquistare, di poter dire é mia, ma sono io il servo. Me ne rendo conto accendendo l'ennesima sigaretta, guardando il riflesso della fiamma nella cupola delle mie mani, una piccola muraglia di carne per difendere i miei vizi. Due piani più su qualcuno annaffia i fiori. Mi sembra di tornare indietro nel tempo. Ma sono fermo qui. Mi daresti del pazzo, e forse ne avresti ragione. Ma se solo tu riuscissi a vedere quello che i miei occhi vedono adesso, forse capiresti il mio silenzio. E' nei momenti così che ho la piena consapevolezza di me stesso. So distinguere il giusto, quello che serve. Ripenso a conclusioni fatte due anni prima e mi rendo conto che mi sbagliavo. Penso a quant'é stronza la vita, o forse lo stronzo sono io, ma va bene. Io non cambierei nulla. Mi volto, tu ti affanni ad apparecchiare. Rumore di posate, di piatti. E' come se mi fossi assentato per un pò. Mi chiedi se c'è qualcosa che non va. Come te lo spiego? Non so da dove iniziare. Forse semplicemente non posso descrivere quello che provo. Dentro ho un'esplosione di pensieri, ricordi. Sono felice. Nulla, rispondo. Ti sorrido e ti abbraccio. Ci sono cose che tu non sai di me, cose che vorrei dirti, ma che non so spiegare. Immagini nella mente, come quando qualcuno suona un tango. Nulla, sto bene. Fuori rallenta. E la nostra cena è già pronta...

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