domenica 25 maggio 2008

Serial Fish

Ahia. Solo a pensarci mi fa un male cane. Ieri a cena un mio caro amico mi parlava entusiasta del suo voler andare in Sudamerica quest'estate. E solennemente diceva di aver rinunciato a voler vedere Machu Picchu pur di fare una crociera sul Rio. Al che un suo amico brasiliano lo metteva in guardia da un pericolo temibile. Oggi conosco il suo nome. Il Candirù. Da questo sito ne emerge una descrizione terrificante. Si tratta di un piccolo pesce gatto che vive nel Rio delle Amazzoni e nell’Orinoco, in Brasile, lungo al massimo 6 cm e largo 0.5 cm, traslucido e semitrasparente, adattato alla vita da parassita. Grazie al suo corpo piccolo, invisibile ed esile si insinua nell’opercolo branchiale dei pesci e con i denti sottili, simili a quelli di un pettine, stacca pezzi di branchie, nutrendosi degli stessi e del sangue che ne fuoriesce. Le spine branchiali del candiru’ stesso consentono di aderire e rendono impossibile per l’ospite disfarsi del parassita, perche’ andando indietro le spine lacererebbero i tessuti del’ospite. Fin qui gia’ e’ brutto, ma c’e’ di peggio. Di molto, molto, peggio. Il pesce individua le branchie grazie al flusso d’acqua che viene espulso dall’opercolo e risale il flusso controcorrente, insinuandosi nella stretta apertura. Dato questo comportamento istintivo, per lui tutti i flussi e tutte le aperture sono uguali. Ne consegue che se un mammifero urina nel fiume, il pesce individua il flusso e si insinua nell’uretra, risalendo controcorrente. Tutte le aperture vanno in realta’ bene, come ano, vagina, ma il tratto urogenitale (pene e uretra femminile) e’ piu’ a rischio. Attacchi all’uomo, oltreche’ al bestiame, sono ben documentati. In realta’ il pesce probabilmente muore in un ambiente non adatto a lui come un’ uretra umana, ma e’ piu’ facile che muoia prima l’ospite per lo shock: e’ dolorosissimo (anche perche’ il pesce, nutrendosi del sangue, si gonfia leggermente, bloccando il condotto) e nell’uretra ovviamente blocca la fuoriuscita dell’urina. Se il malcapitato/a sopravvive, in ogni caso, e’ necessario ricorrere a chirurgia d’urgenza per rimuovere il candiru’, visto che per via delle spine branchiali non puo’ ritornare indietro. A volte l’amputazione e’ il sistema piu’ veloce, e con maggiori possibilita’ di sopravvivenza, visto che parliamo di zone lontanissime da ospedali come la foresta Amazzonica. Gli indios utilizzano due diverse piante (la Jagua, Genipa americana, e la Buitach), o i loro estratti, per uccidere il pesce una volta entrato in un orifizio umano e aspettare che si dissolva, ma non saprei dire se servano a qualcosa. Nonostante l’uomo non sia un ospite fisso per il candiru’, ma solo accidentale (e’ necessario fare il bagno nudi, e gli indios prendono precauzioni; oltretutto il candiru’ e’ specializzato nel parassitare i pesci, non i mammiferi), e’ comunque l’unico vertebrato noto che parassiti la nostra specie. Diomio. E' terrificante. Cioè tu sei lì, con la vescica che preme, ti lasci andare e...zac, ti ritrovi un pesce carnivoro con pinne acuminate nel pistolino che non vuol saperne di uscire. E poi sei nel bel mezzo della giungla, quindi o ti tagli il pistolino o muori. Diomio. Mi sa che quest'anno in vacanza vado in montagna...



1 commenti:

Amel ha detto...

Paura di essere penetrato? :P